La nostra visita all’azienda agricola Piccolo Brunelli

Dopo un’intera stagione estiva passata tra i tavoli del nostro ristorante, finalmente siamo riusciti ad organizzare una gita didattica a Predappio, una delle sottozone più interessanti del Romagna DOC Sangiovese.
Quando si parla di un vino o di una cantina il primo riferimento è destinato al terroir, che, in questa cantina specifica, è proprio il filo conduttore che lega i 3 Sangiovese prodotti in questa cantina.

Una tradizione protratta sin dai tempi dei Romani, i quali già nel primo secolo producevano vino a San Zeno (piccola frazione nel Comune di Galeata). Ne abbiamo notizia grazie a riferimenti storici scritti all’interno della Biblioteca Malatestiana.

Parliamo di Piccolo Brunelli, la cantina che ha preso in gestione a partire dagli anni Trenta un’azienda agricola le cui mura risalgono al 1200. Negli anni hanno ampliato la costruzione scavando sotto terra nella pietra una parte di cantina nella quale tengono la loro riserva storica.

Essenziale è la parola che definisce questa conduzione familiare che da sempre ha avuto un’ottica biodinamica e circolare, per questo motivo il 98% del lavoro lo svolgono in vigna e cercano di intervenire il meno possibile in cantina.

L’ossatura dell’Appennino Romagnolo è costituita da una millefoglie di marna e arenaria, ovvero un “antico fango marino” e sabbie calcaree. Siamo a 400m/slm con un’esposizione a Nord che mantiene una bella acidità nell’acino.

Ciò che sicuramente colpisce è la meticolosità di Pietro, l’appassionato viticoltore, che sottolinea con grande energia quanto l’azienda si sia evoluta in termini di qualità.
Se prima si lavorava sull’estrazione come la moda del periodo chiedeva, adesso si punta a raccontare un terroir e farne un’arma vincente, con un’idea ben precisa di quello che si vuole ottenere dalle proprie uve.

Hanno sette biotipi di Sangiovese che vengono vinificati separatamente e, dopo una degustazione alla cieca, assemblati in modo da scegliere senza condizionamenti il vino migliore.
Raccolta manuale in cassette da 15l, chicco intero a fermentare con lieviti indigeni e start con pied de cuve in cemento evitando il delastage e lavorando per riduzione in modo da ottenere verticalità ed eleganza. Il vino subisce poi una filtrazione blanda giusto per togliere piccole impurità, non fanno uso di stabilizzanti poiché sfruttano l’inverno di montagna per mantenere a temperatura la cantina.

I vini prodotti sono dedicati ai vari conduttori dell’azienda biologica.
Pietro 1904 è un Sangiovese agile, pulito e croccante del 2020 con affinamento in cemento.

Dante 1872
Sangiovese Riserva del 2019 vede un affinamento in tonneau e cemento.
Puro e diretto con un sorso muscolare che avvolge il palato.

Cesco 1938
Sangiovese 2020
Il vino più rappresentativo dell’azienda e del terroir, il loro fiore all’occhiello.
Verticale e perentorio, con un frutto esuberante.
Vive di due fasi: una più fresca e boschiva, l’altra più matura, gastronomica.
Il Cesco potrete trovarlo nella nostra carta dei vini, che viene sempre aggiornata con cura.

Torniamo a Quel Castello con una bella esperienza non solo a livello lavorativo e culturale, ma anche a livello umano grazie a Pietro, che con passione e cura ha spiegato tutti i dettagli e i motivi delle loro scelte aziendali ai ragazzi del nostro staff, facendo in modo che potessero avere un imprinting positivo sul loro vino e su questo grande terroir.