Abbazia di Novacella. Orizzontale di degustazione

Ci sono alcune cantine che non hanno bisogno di progettisti/star per realizzare architetture all’avanguardia. Non serve che esse vengano dotate di super tecnologie per produrre grandi vini. Ci hanno già pensato alcuni sacerdoti quasi mille anni fa!

Abbazia di Novacella nasce nel 1142 grazie ai canonici regolari agostiniani. Sono sacerdoti che rispondono alla regola di Sant’Agostino. Una in particolare di queste regole – anzi citazione – dai suoi preziosi discorsi: “Gli ospiti che si presentano al monastero devono essere accolti come Cristo”. Questa abbazia era infatti un punto di passaggio importante nel medio evo per i pellegrini che muovevano verso Roma, in quanto il più basso valico del Brennero. Per dare un assaggio di Roma qui è stato creato un piccolo palazzo che è una sbalorditiva copia di Castel Sant’Angelo.

Ma a stupire non sono soltanto le scelte artistiche, quali la Basilica ristrutturata nel ‘700 con un trionfale Rococò (Novacella è l’esempio di Barocco rococò bavarese più a sud d’Europa), ma anche la vigna pensata come un clos francese ovvero un vigneto di 5 ettari circondato da mura.

Muri a secco. Le vigne murate proteggono l’uva dai furti e possono migliorare il microclima. Tutto il lavoro si svolge oggi come allora soltanto a mano. I terreni sono di origine morenica, molto utili in questi climi perché si riscaldano velocemente.

Qui vengono coltivate le uve a bacca bianca, mentre a Cornaiano e a Bolzano (in totale 21 ettari) quelle a bacca rossa. In entrambi i casi l’abbazia acquista anche uve da circa 60 conferitoti con i quali ha creato una cooperativa in modo da creare una squadra di produttori con un comune denominatore, la qualità. Un totale di 86 ettari e 800mila bottiglia. Non male per una regione vinicola dove esiste una media di 1 ettaro per cantina!

Storicamente Novacella rappresenta la seconda realtà a produrre vino in ordine di età (la prima è Castello di Brolio in Toscana) e dopo aver ristrutturato campanili, basiliche e refettori, ci si è dedicati anche alla cantina. La nuova è stata costruita negli anni 90 ristrutturando una vecchia stalla (che ospitava 100 mucche!) ed ampliandosi sotto parte delle vigna adiacente.

LA DEGUSTAZIONE

Io amo scoprire peculiarità artistiche ed enogastronomiche. Quindi in questa degustazione ci siamo concentrati su vitigni autoctoni. L’Alto Adige conta 240 cantine. Qui siamo in Valle Isarco, una delle due valli principali dell’Alto Adige, che si estende dalla sorgente del fiume Isarco al Brennero fino alla foce nell’Adige a Bolzano. In questa valle gravitano circa 20 produttori. Questa non è zona di Müller Thurgau, Pinot Bianco o Gewurztraminer, è zona di Sylvaner, Grüner Veltliner, Riesling, Pinot Grigio (che in queste terre si chiamava Ruländer). Abbazia di Novacella a differenza di tante altre cantine di pari dimensione produce solo 2 linee: quella classica e la Praepositus che prevede selezioni da zone più vocate (vigne più vecchie e rese più basse).

Il Grüner Veltliner viene prodotto solo in questa vallata. Al naso è un semi aromatico, delicato, frutta bianca, mela verde, pesca bianca. Un tipico ambasciatore del territorio con un delizioso nerbo acido che dona una deliziosa freschezza con finale sapido, salato. Quasi pepato (pepe bianco) tipica di questa varietà. Nella versione Praepositus ’19 un 15% del vino fa un passaggio in botte grande di acacia. Naso di frutta più matura (albicocca, pesca), leggermente più cremoso, ma non grasso.

Il Sylvaner Praepositus ’19 propone nuance dolci (tocco di miele), anche se il vino è bello secco. Non si sentono note di tostatura. L’acidità preserva il vino dall’invecchiamento. L’annata calda è più coinvolgente nei primi anni, più ricca, ma sul lungo periodo l’acidità rende il vino più longevo.

Kerner. Un fenomeno abbastanza recente. A Bressanone ogni wine bar lo serve come aperitivo. Nasce nel 1929 ad Heinzberg in Germania (Istituto Agrario) incrociando Riesling e Schiava. Già dal ’69 prodotta sperimentalmente poiché proibito in quanto non previsto dal disciplinare (diventerà DOC nel ’92). Vitigno semi-aromatico tra i più apprezzati di questa cantina. Annata ’20 Praepositus: al naso è bello espressivo ed insolito, frutta esotica (ananas, maracuja, mango) con nuance di erbe selvatiche (anche salvia e menta) acidità alta, grande beva, gradazione non bassa (13,5°/14°) ma il nerbo acido lo rende un vino super bevibile. In bocca nota intrigante speziata (zenzero).

Riesling Renano, da non confondere con il Riesling Italico. Il Renano è più espressivo, con aromaticità più marcata. Poche zone sono vocate a questo vitigno: la Val Venosta, la Valle Isarco, qualcosa in Piemonte. Ne esistono tantissime interpretazioni stilistiche, da quelli più base agli spätlese. Questo di Novacella non è un Riesling della Mosella (difficilmente abbinabile alla cucina italiana), bensì di corpo più leggiadro e maggior grado zuccherino. È più vicino a quelli austriaci di Wachau. Sulla linea Praepositus, quando possibile (se nevica pesantemente si raccoglie prima) un 15% fa un appassimento in pianta, si raccoglie a metà dicembre (!!!). Il 2019 è uno dei più begli esempi di Rieling Renano. Frutta candita, scorza d’arancia. Corpo interessante. Lo immagino perfetto anche abbinato con tagliatelle al tartufo.

Pinot Nero. Prodotto a Cornaiano, collina a 350 metri. In annate fresche il Pinot Nero è fantastico, quelle calde più adatte al Lagrein. 18 mesi di affinamento in tonnaux e barrique (1 terzo legno nuovo e 2 terzi legni usati) e 1 anno di affinamento in bottiglia. Naso estremamente aristocratico. Tannino giovane e promettente.

Lagrein ‘18. Questo vitigno è un fenomeno relativamente recente (dagli anni 70), prima si usava soprattutto nei tagli per donare colore, corpo e tannino alla Schiava per il St. Magdalener. Colore quasi violaceo che intriga. Tannino di una qualità più rustica, che gli preclude la possibilità di essere un vino elegante come il fratello Pinot Nero, ma qui abbiamo una coinvolgente nota più carnosa e passionale. Per domarlo servono 18 mesi di legno (barrique usate in modo più spinto). Uno stile tradizionale. Oggi alcune cantine di impronta modernista giocano con sovramaturazioni e super polpa, qui si preferisce un approccio stilistico più classico.
Questo stile classico, tradizionale, concreto, direi quasi “solido” credo sia comune a tutti i vini degustati. Per continuare a fare un parallelo con l’architettura cito Elias, il super responsabile commerciale Italia della cantina, che li descrive come “gotici e non barocchi”.

Concludo tornando a citare colui che ha fondato spiritualmente questo luogo, Sant’Agostino. Sul portone di ingresso è presente un cuore ardente con fiamma, altro importante simbolo che nasce dai suoi discorsi: “Se vuoi accedere la fede negli altri, essa deve prima ardere dentro di te”.

Noi sappiamo che il cuore arde grazie alle più svariate emozioni o meglio, passioni. E credo che la bevanda che più rispecchia la passione sia il vino. Siamo allora nel luogo giusto.

Lorenzo

8 gennaio 2022